PALAZZO GRAVINA

Vero palinsesto di stagioni artistiche, tradizioni costruttive e culture del restauro diverse, l’edificio si presenta oggi con una sua integrità tutta apparente, essendo il risultato di un continuo processo di modificazione, terminato nei suoi aspetti macroscopici solo nel 1936 - quando, divenuto sede della facoltà di Architettura, subisce un ultimo e per molti aspetti radicale restauro. (…)

L’edificio, eretto per volontà di Ferdinando Orsini tra il 1513 e il 1549, non viene completato. Era formato da tre blocchi edilizi articolati intorno ad una corte rettangolare, mentre il quarto era costituito da un corpo basso prospiciente le aree verdi del monastero di Santa Chiara. (…)

Sarà Mario Gioffredo a colmare tale vuoto, chiamato nel 1762 da Domenico Orsini a progettare e dirigere la prima grande trasformazione della fabbrica, che durerà circa un ventennio e prevederà un’opera di arricchimento figurativo esteso anche agli spazi interni dell’aristocratica dimora. (…)

Con la fine del Settecento prende avvio per l’edificio una fase di degrado: il palazzo viene espropriato dai creditori e poi venduto nel 1837 a Giulio Cesare Ricciardi, conte dei Camaldoli, il quale decide di trasformarlo in casamento d’affitto, nell’intento di ricavare il maggior numero possibile di abitazioni e locali commerciali da dare in locazione. (…)

Conclusi i lavori nel 1848, l’edificio fu coinvolto nei moti rivoluzionari di quell’anno, restando gravemente danneggiato e l’anno successivo fu acquistato dal Governo napoletano per essere restaurato e adibito a funzioni pubbliche. I lavori furono affidati a Benedetto Lopez Suarez, ingegnere Ispettore del Corpo di Ponti e Strade, e a Gaetano Genovese, architetto di corte. (…)

La rielaborazione riguardò anche la distribuzione degli spazi interni, che accolsero a partire dal 1856 uffici pubblici di natura diversa: delle Poste, dell’Amministrazione del Registro e del Bollo, del Ministero delle Finanze, del Dipartimento delle Acque e Foreste, ecc. (…)

In occasione dell’insediamento della facoltà di Architettura (1936) lo storico palazzo subirà il suo ultimo generale programma di restauro che gli conferirà, a meno di minime trasformazioni dettate da esigenze funzionali, la veste che conserva tuttora.

Ospita oggi aule per la didattica, la Biblioteca “Roberto Pane”, il Presidio didattico della Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio, l’ Area Didattica, la Biblioteca di Area Architettura, il Centro sull'Iconografia della Città Europea, il Centro per l’archivio e l’interpretazione del progetto architettonico e urbanistico contemporaneo.

 

Tratto da: R. Picone, “Le sedi”, in: B. Gravagnuolo et al. (a cura di), La Facoltà di Architettura dell’Ateneo fridericiano di Napoli 1928/2008, Clean, Napoli, 2008

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